Seleziona una pagina

Persone difficili: cinque modi per gestirle.

da | Lug 28, 2021 | Gestione del personale, Management dello studio professionale, Persone

Il principio di Pareto, altrimenti conosciuto come principio della scarsità dei fattori, è largamente conosciuto e largamente applicabile a diversi contesti.

Tale principio sostiene che la maggior parte degli effetti sia dovuta ad un numero limitato di cause: la proporzione, validata negli anni in numerosi ambiti, è quella di 80/20, numeri che riportano immediatamente alla mente il principio stesso.

Il modello 70-20-10

Secondo Jack Welch, che ha applicato questo principio alle organizzazioni, per sostenere il fatto che la maggior parte dei risultati derivi da un numero ristretto di risorse, ha diviso le persone in tre gruppi, creando tre categorie che possono ritrovarsi in tutte le organizzazioni. Questo modello è noto come “modello 70-20-10”.

Il 20%: i leader

L’80% dei risultati è fornito dal 20% di persone, quel 20% che è in grado di fare la differenza.

I tratti caratterizzanti questa categoria sono l’intraprendenza, il dinamismo, la positività, l’energia.

Non a caso, questo 20% dell’organizzazione rappresenta la sua leadership, quel gruppo di persone in grado di motivare ed ispirare le altre, dei modelli a cui aspirare.

Il 70%: le persone medie

Il secondo gruppo di persone è quello più nutrito, e rappresenta il 70% delle risorse.

Queste persone, seppur di valore, lavorano con le potenzialità limitate, perché costrette da limiti imposti dall’organizzazione o imposti da loro stesse.

Al suo interno, questa categoria di persone può essere nuovamente suddivisa in due gruppi: quelli che tendono verso la parte bassa della categoria e quelli che tendono verso la parte alta della categoria.

Quelli che tendono verso il basso sono deboli, quelli che tendono verso l’alto stanno comunque dando meno di quello che potrebbero dare.

I fattori comuni a tutta la categoria sono la paura, la necessità di un supervisore, l’indecisione, la procrastinazione, la mancanza di stimoli.

Quando le persone di questa categoria decidono di andare fuori dalla zona di confort tornano presto indietro: la loro area è quella delle azioni ordinarie quotidiane, quelle che soddisfano le aspettative e nulla di più.

Loro, insieme all’ultimo gruppo, quello del 10%, costituiscono l’80% delle risorse, quello che, secondo il principio di Pareto, restituisce il 20% del valore.

Il 10%: le persone negative

L’ultimo gruppo di persone, quello che corrisponde al 10%, è composto da persone che non portano contributo, quelle che, semmai, hanno un apporto negativo, che distruggono quanto di buono e positivo è già stato creato.

Si tratta di quelle persone che non hanno alcun motivo per comportarsi in maniera negativa e, nonostante ciò, decidono deliberatamente di farlo.

Come comportarsi con le persone difficili?

Una persona su 10, in un’organizzazione, potrebbe definirsi difficile.

Le persone difficili rendono complicate anche le cose più semplici, creano barriere, sono poco sincere, poco credibili e potrebbero anche essere in mala fede.

La soluzione migliore per le gestire persone difficili è quella di evitare di averci a che fare ma, purtroppo, non sempre è possibile, soprattutto perché i loro comportamenti possono avere ripercussioni anche sulle altre persone del gruppo.

Posto che lamentarsi, avere atteggiamenti paternalistici o reazioni spropositate non è utile, vi sono cinque approcci al conflitto che possono essere utilizzati, a seconda della situazione e del risultato che si desidera, in termini di obiettivo e di mantenimento della relazione.

L’approccio accomodante

Un approccio di questo genere è utile quando si voglia preservare la relazione.

Per evitare il conflitto, l’approccio accomodante consiste nel trovare un accordo che sposti in là il risultato desiderato, rinunciando temporaneamente alle proprie pretese.

Il compromesso

Questo tipo di approccio punta ad ottenere qualcosa, rispetto all’ipotesi di restare con un pugno di mosche.

L’obiettivo è mantenere la relazione ed ottenere un risultato, seppur minimo.

In questo approccio si negozia, rinunciando a parte delle proprie aspettative per andare incontro alle pretese altrui.

La forzatura

Questo approccio è di tipo competitivo, spesso a prevalere è la legge del più forte, la cui regola può essere, ad esempio, data da un rapporto gerarchico.

In questo tipo di approccio la relazione non è importante, si è disposti a rinunciarvi pur di ottenere il risultato.

L’approccio collaborativo

Un’altra faccia del compromesso, la collaborazione porta ad una soluzione che sia gradita da entrambe le parti.

La relazione, in questo caso, non solo è mantenuta, ma è rinforzata dallo sforzo verso il raggiungimento di una soddisfazione comune.

Alla base della collaborazione vi è il dialogo, aperto e costruttivo, con l’altro.

L’evitamento

Quando ottenere il risultato è molto più difficile che gestire il conflitto, la soluzione è l’evitamento, della persona e del conflitto.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

error

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo e seguimi!