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La trasformazione digitale: una spinta alla comunicazione.

da | Mag 17, 2021 | Digitalizzazione

Comunicare la trasformazione digitale è uno dei passi del procedimento di trasformazione stessa.

Le parti coinvolte dalla trasformazione, ossia tutti gli stakeholder che gravitano attorno allo studio professionale, devono essere informate delle nuove dinamiche e delle nuove potenzialità, affinché avvenga quello slittamento da spettatori ad attori che la trasformazione digitale tende a portare con sé.

Il processo di trasformazione digitale presuppone un cambiamento di mentalità, prima che di metodologia. Anche volendo cambiare la metodologia prima della mentalità, come accade per alcuni degli stakeholder, ad esempio clienti, fornitori, o anche alcuni soggetti interni all’organizzazione, il passo immediatamente successivo deve essere quello del cambio di mentalità, pena lo spontaneo allontanamento dei soggetti resistenti o, nei casi peggiori, il fallimento del piano.

Comunicazione esterna.

La trasformazione digitale dello studio deve essere opportunamente comunicata all’esterno.

Una comunicazione ed un’educazione in tema di digitalizzazione è stata fatta dalla Pubblica Amministrazione, nel momento in cui ha creato i canali di lavoro telematico che hanno sostituito i vecchi adempimenti cartacei negli uffici: iscrizioni, trascrizioni, assunzioni, visure.

Tutto ciò che prima si svolgeva di persona, ora si svolge davanti ad un computer.

Per quanto inaspettato, lo Stato si è mosso prima del privato: ha reso obbligatoria, salvo eccezioni, la standardizzazione e la comunicazione per via telematica tra pubblica amministrazione e studi professionali.

L’altro lato del rapporto, quello tra studi e clienti, è spesso rimasto, per la maggior parte, cartaceo.

Fatti salvi tutti gli adempimenti per i quali la Legge prescriva inderogabilmente la presenza fisica o una firma autografa in originale, lo studio professionale potrebbe benissimo diventare un operatore del digitale e prescindere dalla carta.

Un tale cambio di paradigma soddisferebbe i desideri e le necessità di tutti quei clienti, sempre più abituati al mondo digitale, che vedono come un peso e una perdita di tempo il fatto di dover gestire il rapporto con il proprio professionista in orari prestabiliti e con cerimonie ingessate.

Comunicazione interna.

Digitalizzare il lavoro può significare che anche la presenza fisica dei dipendenti e dei collaboratori sia superflua.

Lo ha dimostrato l’esperimento sociale diffuso di “smart working”, per quanto adottato in una situazione di emergenza e prevalentemente con mezzi di fortuna.

Ci sono due modi per avvicinarsi alla digitalizzazione: il primo, forse utopico per la realtà di molti studi professionali, è quello che va per gradi, quello che, definito un obiettivo, crea una roadmap con traguardi intermedi; il secondo modo è quello che si sono trovati tutti ad affrontare, cioè trovarsi davanti alla necessità di lavorare in digitale e adattarcisi.

Rientrata l’emergenza, cosa resta della digitalizzazione, quando non era voluta ma è stata forzata dagli eventi?

Per chi non ha saputo cogliere l’opportunità resta l’amarezza, la lamentela, il sospiro di sollievo per esserne usciti.

Per chi, invece, ha fatto di necessità virtù ed ha intravisto le potenzialità di un modo di lavorare più snello e a portata di operatori e clienti, resta il valore aggiunto differenziante, resta un ritrovato senso di servizio reso al cliente, resta la consapevolezza di essere un passo davanti a chi non ha saputo cogliere l’opportunità e si troverà sempre più in svantaggio.

La comunicazione interna della trasformazione digitale passa quindi per un ritrovato senso di gruppo, volto a premiare gli obiettivi e la responsabilizzazione degli individui, eliminando il bisogno di comunicare per il solo e unico scopo di controllare l’operato dei dipendenti.

Il cliente al centro.

Trasformazione digitale è quindi comunicazione, sotto tutti i punti di vista: come ha già fatto la Pubblica Amministrazione verso gli studi, così dagli studi verso i clienti ed all’interno del singolo studio.

Avviare un processo di trasformazione digitale è andare incontro alle necessità del cliente, organizzandosi in modo che il lavoro sia più facile, collaborativo e fluido.

La trasformazione digitale va comunicata, sì, per poi ottenere una risposta, quella risposta che è l’apertura di un canale di dialogo per capire sempre di più come migliorare, come crescere, come essere efficienti.

Il baricentro si sposta, quindi, verso il cliente: non più il professionista sul piedistallo, centellinatore di conoscenze da erudito, ma il professionista come persona di fiducia, abile nel mettere a frutto quelle soft skill che lo differenziano da tutti gli altri. Fiducia dal cliente verso il professionista e fiducia dal professionista verso i suoi collaboratori, in virtù di un rapporto non più mosso dal controllo e dalle ore di presenza fisica ma dalla qualità delle interazioni, del risultato raggiunto e della soddisfazione di tutte le persone coinvolte.

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