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Tutto quello che ti serve sapere sul temporary manager per lo studio professionale.

da | Set 8, 2020 | Organizzazione, Temporary manager

Secondo l’Institute of Interim Management (associazione inglese degli interim manager, espressione inglese equivalente all’italiano temporary manager), questi ultimi sono:

“professionisti qualificati e indipendenti che scelgono deliberatamente di operare come fornitori di specifiche competenze, conoscenze ed esperienze sulla base di un significativo potere decisionale concordato con il cliente per un periodo o per un progetto definito”.

Se la figura del temporary manager è solitamente collegata alle realtà aziendali, con grandi potenzialità per le PMI, per gli studi professionali questa figura può rappresentare l’opportunità di accrescere rapidamente le competenze di tutte le risorse interne, senza aggravare lo studio di costi fissi.

Cosa fa il temporary manager in uno studio professionale.

Il temporary manager è un soggetto qualificato che opera per un periodo di tempo limitato all’interno di una realtà — nel nostro caso, lo studio professionale — disponendo dei poteri e delle deleghe per gestire uno o più aspetti di tale organizzazione, al fine di supportarla in una fase critica, sia essa negativa, sia positiva.

In assenza di un problema, l’intervento di un temporary manager non è utile né necessario. Prima di contattare un temporary manager, lo studio deve aver identificato uno o più problemi da risolvere, anche in maniera vaga, eventualmente anche grazie all’analisi di un consulente terzo. Il temporary manager, a differenza di quest’ultimo, crea un programma per mettere operativamente in atto il progetto. Nulla esclude che sia lo stesso temporary manager a identificare dettagliatamente il problema da risolvere, individuando gli obiettivi su cui focalizzarsi e redigendo un piano operativo adeguato; tuttavia, il suo operato non può prescindere dall’attribuzione dei poteri e delle deleghe sopra menzionati, affinché sia in grado di operare per portare quel cambiamento per cui è stato chiamato in primo luogo.

In assenza delle deleghe, e della comunicazione di queste a tutto il personale, così da supportarne e legittimarne l’operato, il temporary manager si trova nell’impossibilità di agire, poiché risulta molto difficile, se non impossibile, attuare un progetto se è necessario ricorrere costantemente al titolare dello studio per far autorizzare qualsiasi questione operativa. Aspetto, questo, che porta il temporary manager a rimettere l’incarico per incompatibilità.

Comunicazione.

Un altro aspetto molto importante è legato alla comunicazione: il temporary manager deve disporre di tutte le informazioni e deve essere coinvolto in tutti i processi operativi e decisionali legati ai contenuti ed agli obiettivi dell’incarico.

A differenza di una risorsa fissa all’interno di una realtà, il temporary manager è un professionista che ha scelto consapevolmente di lavorare su progetti temporalmente definiti, al contempo dedicando una parte rilevante del tempo alla propria formazione, per essere costantemente in grado di fornire al cliente competenze nuove e tecniche aggiornate; può, infatti, razionalizzare gli strumenti di gestione esistenti, introdurre nuovi processi e metodi di gestione e trasmettere ad una figura interna, preventivamente individuata, competenze per l’autonoma gestione a regime.

Nell’avvalersi di un temporary manager, uno studio professionale beneficia della sua flessibilità, della sua rapidità di entrata in funzione, della forte motivazione personale e dell’efficienza del suo costo. Il temporary manager, infatti, può essere visto come un investimento necessario per permettere un salto qualitativo, un’iniezione di innovazione e professionalità protratta per un periodo limitato, dai 2 ai 12 mesi, senza che diventi un costo fisso, affinché lo studio sia poi in grado di fare meglio le cose, o di farne di nuove.

Il temporary manager, un professionista molto obiettivo e dotato di forte senso etico, porta con sé una grande abilità dal punto di vista operativo ed è in grado di integrarsi con il gruppo senza diventare troppo familiare con lo stesso e senza omologarsi, senza fare gruppo per difendere i propri interessi.

Ambiti di operatività del temporary manager in uno studio professionale.

Per fare qualche esempio, il temporary manager può agevolmente trovare spazio per lavorare in uno studio professionale nella gestione di progetti specifici, nell’introduzione di nuovi strumenti e modalità di lavoro, come l’implementazione di un software CRM, nella gestione del cambiamento, nella guida della fase successiva alla fusione o nell’apertura di una nuova sede, nel supporto al passaggio generazionale, nell’inserimento di un nuovo professionista.

In tutti questi casi, la rapidità di esecuzione, l’expertise e la calcolabilità del costo (in quanto temporalmente limitato) sono elementi che giocano a favore del temporary manager, rispetto al fai da te.

Bibliografia: M. Quarta, “Soluzione Temporary Management”.

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  1. Temporary manager: una Mary Poppins per gli studi professionali. | CONSULENTE.PRO - […] Non ricordo cosa stessi pensando prima né come ci sia arrivata, solo ricordo che ad un certo punto è…

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